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Cercasi soluzioni in tempo di austerità. Effetti del Decreto Legislativo 22/2015

A cura dell’avv. Francesco Pizzuto

L’ andamento ciclico dei mercati e la complicità di altri innumerevoli fattori di disturbo del benessere di fine anni novanta hanno portato all’adozione forzata di nuove misure di sussidio e contrasto allo stato disoccupazionale. Strumenti che, tuttavia, non incidono nel senso di garantire una più ampia tutela per il lavoratore, obiettivo, invece, che avrebbe dovuto essere perseguito in via esclusiva e precipua. Non solo. La proiezione dello svantaggio di oggi si rifletterà, parimenti, nei futuri trattamenti pensionistici. L’ indennità che ha preso il posto delle precedenti assicurazioni sociali per l’impiego è strutturata in modo tale da riconoscere al lavoratore, a conclusione del rapporto subordinato, un periodo equivalente alla metà delle settimane lavorate.

Volendo prescindere da questioni relative alla misura dell’ importo spettante, nonché da requisiti e possibilità di inserire nel calcolo anche gli intervalli lavorativi pregressi e non sfruttati, è bene dare il giusto peso alla minor durata della naspi. Un lasso di tempo più breve rispetto a quello delle precedenti indennità di disoccupazione che si traduce, altresì, in un estratto contributivo più scarno, che tradotto vuol dire pensioni più basse. Una manovra oculata e ponderata scrupolosamente. E mentre il sistema-previdenza ci guadagna due volte, i lavoratori, oltre al fatto di perdere l’ occupazione, intascano una moneta con due facce negative: un pagamento più contenuto oggi e la corrispettiva riduzione della contribuzione figurativa, a tutti gli effetti valida ai fini pensionistici. In sostanza, dunque, meno contributi da sommare per il calcolo della pensione, meno settimane utili al raggiungimento del requisito minimo dei 20 anni.

In un contesto nel quale diventa sempre più difficile essere ottimisti, la beffa è ancor più tangibile e severa nei confronti degli over 50. A titolo esemplificativo e tornando indietro solo di un anno: chi perdeva il lavoro, a fronte di 52 settimane totalizzate nei due anni precedenti la chiusura del rapporto, aveva diritto a 12 mesi di sussidio, 14 se di età superiore a 55 anni. Oggi l’età non incide più sulla durata della prestazione e un anno di lavoro garantisce, dopo il licenziamento, soltanto 6 mesi di sostegno al disoccupato.

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