Home » Le Frontiere dell'Avvocatura » Diritto e Processo Penale » Coronavirus: i mafiosi al 41 bis non lasceranno il carcere

Prof. Avv. Vincenzo Musacchio

Facciamo subito chiarezza. I mafiosi al 41bis non possono sfruttare l’emergenza Coronavirus per tornare liberi. Esiste una circolare ministeriale, facilmente contestabile giuridicamente come vedremo, che invita a segnalare detenuti malati e anziani per eventuali pene alternative. Ritengo che la lista tuttavia non possa comprendere chi è soggetto al 41bis. Lo scopo delle misure alternative in emergenza Coronavirus è di alleggerire la pressione delle presenze non necessarie in carcere limitatamente ai delitti che non rientrano nel perimetro presuntivo di pericolosità sociale e con l’ulteriore necessaria eccezione legata ai reati di particolare gravità (criminalità organizzata, terrorismo, codice rosso e così via). I mafiosi che stanno scontando la condanna, per legge non possono usufruire di pene alternative, per cui, non credo per loro si apriranno le porte del carcere. La circolare del DAP invita i direttori degli istituti di pena a comunicare con solerzia all’autorità giudiziaria, per eventuali determinazioni di competenza, il nominativo del detenuto, suggerendo la scarcerazione, se rientra fra le nove patologie indicate dai sanitari dell’amministrazione penitenziaria, e inoltre, tutti i detenuti che superano i settant’anni. La stessa però non considera il decreto “Cura Italia” il quale dispone per chi è già nella fase esecutiva della pena e stabilisce che non possano rientrare nella casistica tutti quei soggetti che avevano commesso reati gravi (come ad esempio proprio quelli richiamati dall’articolo 4 bis dell’ordinamento penitenziario). Se non è cambiata la gerarchia delle fonti, una circolare non può derogare a quanto disposto da un decreto legge. Spiego meglio. La circolare ministeriale del DAP, direi con omissione colposa, non fa alcun richiamo al “Cura Italia” e non fa distinzione tra detenuti. Errore molto grave poiché proprio questa mancata distinzione ha fatto scattare l’allarme negli ambienti giudiziari in quanto così si includerebbero anche quei soggetti sottoposti al regime carcerario del 41bis. Si parla di molti boss di primo piano al carcere duro, cui si aggiungerebbero le diverse centinaia di detenuti in detenzione di massima sicurezza, che potenzialmente rientrerebbero nella casistica dei soggetti a rischio. Ripeto: così non è. Ricordo che le circolari ministeriali contengono disposizioni che hanno come scopo quello di integrare le disposizioni legislative di rango superiore non di abrogarle. Nessuna circolare potrà mai stabilire cose in difformità o in aperto contrasto con il dettato normativo (nel caso in esame, un decreto legge), poiché una circolare non ha valore di legge. Cercherò in maniera ancor più semplice di far comprendere che valore ha questa circolare ministeriale rispetto a quanto indicato nel decreto-legge “Cura Italia”. Siamo in uno Stato di diritto, nel quale la convivenza tra i cittadini è regolata da un sistema normativo, fondato sulla cosiddetta “gerarchia delle fonti”. Il criterio gerarchico è molto semplice: ciascuna di queste fonti deve attenersi ai principi indicati nelle fonti di livello superiore da cui derivano. Di conseguenza è la circolare che deve attenersi al decreto legge e non il contrario. Quanto stabilito da una norma di rango superiore ha prevalenza su quanto indicato da una fonte di livello inferiore (una Legge, quindi, ha valenza superiore rispetto a quanto disposto da un Decreto e un Decreto ha valenza superiore rispetto a quanto disposto da una Circolare Ministeriale). Secondo logica giuridica mi sento di poter affermare che i soggetti sottoposti al “carcere duro” non rientrano in alcun modo nella categoria di chi possa sperare nelle scarcerazioni. Certo è che il momento che stiamo attraversando non è dei migliori e vedo molti obbrobri nell’applicazione e nell’interpretazione della legge. Speriamo che dall’aver iniziato a parlare d’incostituzionalità del 41bis non si arrivi a qualche altro provvedimento aberrante e pericoloso. La mia opinione personale in merito è che uno Stato responsabile che non voglia essere tacciato di connivenza, non può permettere che chi ha messo in serio pericolo la democrazia, possa ottenere questo tipo di beneficio. Quando furono uccisi Falcone e Borsellino questi mafiosi che oggi sono al 41bis, brindarono sui loro corpi ancora caldi. Qualora si dovessero aprire le porte del carcere per gli autori delle stragi di Capaci e via d’Amelio si certificherebbe la sconfitta dello Stato e il trionfo delle mafie. Questo è il mio pensiero.

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