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a cura della D.ssa Federica Federici

Come allieva del Corso Difensori di Ufficio presso l’Ordine degli Avvocati di Roma, ho avuto il piacere di conoscere ed intervistare il Consigliere Coordinatore Avv. Mario Scialla.

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1)       La storia della figura del difensore di ufficio è strettamente legate a ricordi del maxi processo alle BR. Cosa resta di quella esperienza oggi?

Scialla: Credo che il sacrificio del Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Torino, Fulvio Croce, sia l’esempio più fulgido di difensore di ufficio. Per trasmettere la sua testimonianza ho voluto iniziare da quel ricordo il nuovo corso per l’abilitazione dei difensori di ufficio. Senza la determinazione di quell’Avvocato la storia della difesa di ufficio avrebbe potuto seguire un diverso corso, sicuramente peggiore per il ruolo del difensore.

La cosa straordinaria è che l’Avvocato Croce era consapevole che sarebbe stato ucciso eppure non è arretrato di un millimetro.

Grazie a quella esperienza è stata riaffermata, poco tempo dopo, dalla Corte Costituzionale, l’inderogabilità della difesa tecnica. Nessun processo penale può validamente celebrarsi senza la difesa di un avvocato.

2)     Oggi il difensore di ufficio cosa fa realmente e che prospettive la professione offre?

Scialla: Oggi il difensore di ufficio è colui che fornisce il primo apporto al cittadino che  spesso si trova in situazioni difficili rese talora drammatiche dalla situazione di indigenza. Proprio per questo l’Avvocatura deve investire sulla formazione di questo difensore perchè spesso, in esso, la società identifica l’avvocatura.

Oggi la professione è in crisi, per tutta una serie di ragioni, rese ancora più drammatiche per il fatto che abbiamo troppi iscritti. La nostra attività non può essere “un’area di parcheggio ” ma dovrebbe essere riservata a chi effettivamente ha la voglia e la competenza per svolgere tale attività.

Tali diagnosi e prognosi valgono anche per i difensori di ufficio.

3)     Sulla formazione del difensore di ufficio cosa è cambiato negli ultimi anni e su quali cambiamenti o sviluppi e innovazioni il suo Dipartimento sta riflettendo/intervenendo?

Scialla: Il mio Dipartimento vuole riportare il difensore di ufficio nuovamente in aula. Negli ultimi anni il gran numero di avvocati aveva impedito un efficace controllo. Unendo tutte la forze in campo, con un lungo e puntiglioso lavoro, mettendo d’accordo associazioni che si erano sempre contrastate, siamo riusciti a produrre un nuovo regolamento che si prefigge un ambizioso progetto: far rimanere iscritto coloro i quali hanno tempo e voglia.

Stiamo raccogliendo, grazie anche al prezioso supporto della nuova Presidenza del Tribunale, le assenze di chi non difende i suoi assistiti senza avere un legittimo impedimento. Costoro non verranno sottoposti all’apertura di pratiche disciplinari ma verranno sospesi per alcuni mesi prima e definitivamente poi, dall’elenco dei difensori di ufficio.

La mia speranza è che i colleghi si organizzino tra loro per arrivare ad un sistema perfetto, senza più assenze, in maniera che il cittadino indagato o imputato venga effettivamente difeso.

4) Quali le caratteristiche principali a livello caratteriale non solo di competenze che un buon difensore di ufficio deve possedere a Suo avviso?

Scialla: La legge che ha introdotto, oltre un decennio fa la difesa di ufficio, come oggi è strutturata, presenta pregevoli spunti ma si è poi dimostrata insufficiente soprattutto per la farraginosità, ed a volte, irrazionalità delle procedure che regolano il pagamento degli onorari. La nuova legge professionale prevede la redazione di una legge che regolamenti diversamente le difese di ufficio ed allora sarebbe opportuno che tutte le criticità, che incontriamo ogni giorno, vengano finalmente risolte.

Un suggerimento su tutti. Il professionista non può imbarcarsi in una delicato e complicato recupero della propria attività svolta per la redazione di una parcella che spesso viene decurtata consegnando al difensore un compenso quasi mortificante.Come tante volte è emerso nei convegni che abbiamo svolto, come avviene in altri fori, sarebbe opportuno affidarsi a parcelle concordate per le attività più ricorrenti consentendo però a chi non voglia avvalersene di redigere una diversa richiesta di liquidazione dei compensi.

5) I rapporti con i magistrati (GIP, GUP, di sorveglianza) presentano peculiarità indubbie rispetto al difensore di fiducia. Cosa La affascina di queste peculiarità e cose rende invece faticoso e delicato il compito?

Scialla: Il rapporto con i magistrati va costruito ed alimentato ogni giorno da parte di ogni singolo professionista insieme alle associazioni ed al Consiglio. Il rispetto occorre conquistarselo sul campo e l’Ordine deve tenere seriamente il controllo degli iscritti alle liste non comprendendo in tale elenco chi non abbia più disponibilità di tempo da dedicare a tale difesa. Quando arriveremo finalmente ad avere sempre in aula i difensori di ufficio sarà anche più facile ottenere il rispetto dei magistrati.

6)  Oggi si sente di consigliare ai praticanti e ai giovani avvocati di intraprendere questo “mestiere” e perché? Gli spazi sembrano ridursi progressivamente e tale figura sembra più una missione che una fonte di reddito.

Scialla: In tempo di spending review è chiaro che a soffrire siano soprattutto i più giovani. Gli avvocati non fanno eccezione ed è sicuramente vero che gli spazi sembrano ridursi progressivamente e tale figura sembra più una missione che una fonte di reddito. Eppure io voglio andare contro corrente e dico ai giovani di non defilarsi ed a continuare a credere nella professione. Non bisogna guardare solo all’aspetto economico. Gli avvocati che sono stati iscritti, come me, prima della riforma sanno benissimo che abbiamo svolto ottime difese senza avere alcuna retribuzione. Io stesso ho seguito, di ufficio, gratuitamente, il primo processo in Corte di Assise contro i generali Argentini per gli omicidi compiuti nei confronti dei cittadini italo – argentini. Due udienze a settimana per oltre un anno e e migliaia di pagine di trascrizioni. Un lavoro immane che però mi ha fatto maturare.

Bisogna anche vedere nella difesa di ufficio il volano per migliorarsi, per farsi conoscere e, certamente, anche  per acquisire clientela.

Ogni giovane penalista, a mio avviso, farebbe bene a  passare “dalla palestra” delle difese di ufficio.

7) Quali le caratteristiche principali a livello caratteriale non solo di competenze che un buon difensore di ufficio deve possedere a Suo avviso?

Scialla: L’umiltà e l’alto senso di responsabilità. L’umiltà di capire che si può sbagliare e che quindi bisogna fare di tutto per ridurre gli errori. Non essere precipitosi ed evitare di essere superficiali.

L’alto senso di responsabilità consiste invece nel vedere sulla sedia, spesso vuota, dell’imputato una persona in carne ed ossa che mette la sua libertà personale nelle nostre mani. Ogni processo, anche quello a carico del contumace, deve essere sempre vero ed approfondito. Mai figlio della fretta e della presunzione di colpevolezza data dall’assenza o dai precedenti penali.

Talvolta possiamo essere solo i controllori della regolarità del processo e quella attività deve essere ben svolta.

8) Cosa non dare per scontato in questo mestiere?

Scialla: A mio avviso non bisogna mai dare per scontato che la nostra tesi difensiva, seppure validissima, debba necessariamente essere vincente. Occorre prevedere le mosse avverse e prepararsi a contrastare obiezioni e diverse letture della vicenda, per non trovarsi impreparati nella fase cruciale del processo. Dispiace dirlo ma talvolta dobbiamo anche porci il dubbio se la versione che ci fornisce il nostro assistito sia veritiera o comunque la migliore. Mantenere un approccio professionale significa anche questo. Essere veramente indipendenti e tetragoni anche alle sollecitazioni ed agli errori del nostro assistito.

9)  Su quali aspetti i difensori ricorrono più al Vostro supporto come Ordine e di conseguenza quali gli ambiti per cui l’ ordine di riferimento può maggiormente sostenerli?

Scialla: I difensori di ufficio ci segnalano soprattutto i comportamenti anomali dei magistrati in tema di liquidazioni.

Li raccogliamo e li studiamo insieme alla commissione che comprende anche i rappresentati delle più importanti associazioni. Ove le decisioni dei giudicanti sono ricorrenti e non in linea con i prontuari o con la giurisprudenza della cassazione provvediamo ad inoltrare il tutto al Consiglio Giudiziario. Questa rappresenta, per così dire l’emergenza. Stiamo lavorando anche ad un mio antico sogno e cioè che la cassa di previdenza ed assistenza forense possa detrarre i crediti che il difensore di ufficio vanta nei confronti dello Stato dalle somme che deve annualmente alla cassa. La stessa poi opererebbe con lo Stato in compensazione.

Siamo fiduciosi perché al Congresso Forense di Bari il Presidente della Cassa ha dato atto di questa sollecitazione ed ha riferito che il Consiglio di Amministrazione sta studiando la realizzabilità dell’operazione. Per il difensore di ufficio tutto ciò segnerebbe, inutile dirlo, una svolta epocale.

10)   Proviamo a buttar giù qualche dato e numero sulle liste, sul numero medio di nuovi iscritti annuo, sulle cause ancora pendenti e su quali reati si concentrano di più le nuove difese?

Scialla: uasi 1.500 iscritti! Ed il numero tenderebbe naturalmente a salire. Ci stiamo attrezzando per invertire la rotta. i piacerebbe infatti che il numero si riducesse, senza cancellazioni o provvedimenti disciplinari sollecitati dai magistrati. Saremo in modo che ci sia una presa d’atto affinché solo i più disponibili ed interessati rimangano iscritti.

11)     Un suo mentore in questo campo c’è stato e chi?

Scialla: Si l’Avv. Luigi Scialla, cugino di mio padre, che mi ha trasmesso la passione per questa professione.

Il tutto avvenne in maniera abbastanza casuale in quanto terminai l’Università con un paio di sessioni di anticipo e mi dedicai a fare l’ufficiale della Guardia di Finanza, allungando di qualche mese il periodo di leva. Dopo l’addestramento a Bergamo venni inviato al Comando Generale della Guardia di finanza a Roma e la sera tardi, dopo il lavoro, andavo in studio ad imparare. Quando venni congedato decisi di non tentare di rimanere in finanza e mi dedicai alla pratica e poi divenni avvocato.

Sono stato un privilegiato perché mi rendo conto che ai giovani, oggi, mancano soprattutto i maestri che inculchino conoscenze ma anche passione.

12) Infine, una delle cause personali più suggestive e dalle quali ha più tratto esperienza che vuole lasciarci come testimonianza?

Le cause che mi hanno fatto crescere maggiormente sono state quelle in Corte di Assise. Il processo alla Banda della Magliana e quello ai Generali Argentini (desaparecidos). Però il processo più bello è sempre l’ultimo, quello che hai acquisito come nuovo incarico….

 

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