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PEDAGOGIA DI NOI STESSI

PEDAGOGIA DI NOI STESSI

A cura dell’Avv. Salvatore Magra

Si afferma che la società è in crisi. La crisi non è solo economica, ma anche di valori e di “miti” (Franco Battiato già nei primi anni Ottanta scriveva: “L’analista sa che la famiglia è in crisi da più generazioni per mancanza di padri”). La società è complicata da sovrastrutture e occorre riappropriarsi della semplicità, per accettare i cambiamenti e le trasformazioni.

Occorre entrare all’interno di una struttura che ci consenta un progresso nella pedagogia di noi stessi, in modo che possa essere accolta la novità delle idee. La percezione del fenomeno giuridico e sociale deve emanciparsi dal condizionamento dei mezzi di comunicazione di massa, senza la pretesa di creare delle avanguardie culturali. E’ necessario personalizzare l’apprendimento degli schemi consueti, in modo da superare la mera reazione a uno stimolo, ma occorre anche disilludersi dall’idea di creare un’innovazione, quando si sta reiterando il già detto. Talora, la nostra mente non riesce a comprendere la raffinatezza delle costruzioni delle epoche passate. Una visione allargata della conoscenza del diritto, attraverso il contatto con altre scienze consente di collocare adeguatamente una realtà all’interno dell’effettiva cornice, in cui la stessa si svolge, con sufficiente cognizione di causa. La conoscenza del dato normativo è influenzata dalla realtà storico-sociale, dalle idee e dall’atteggiarsi di gruppi e classi sociali. Anche una minoranza può creare i presupposti per un cambiamento, ove sia fortemente radicata, nei valori che intende perseguire. Il dialogo con se stessi va integrato con quello con l’esterno.

L’intenzione del Legislatore andrà analizzata come se noi dialogassimo idealmente con lo stesso, per verificare se abbiamo correttamente inteso ciò che il medesimo ha inteso affermare e prescrivere. La presenza di altri esseri umani e il contesto generale della realtà sociale condiziona la nostra percezione di qualsiasi fenomeno, ivi compreso quello giuridico. In tal modo, si passa da una percezione approssimativa della realtà sottostante al dato normativo e si perviene a un maggior grado di consapevolezza, nel contesto di un’interpretazione “rallentata”, piuttosto che di un’interpretazione da apprendista stregone, con uno stile da “uomo spericolato”. Pertanto, dalla mera conoscenza del proprio ambito di competenza occorre inserirsi in un percorso di multiculturalità, in modo da comprendere che ogni goccia d’acqua è diversa da un’altra e che due essenze appaiono identiche solo a un primo esame superficiale, e che un’analisi più approfondita fa capire come a volte vi siano delle differenze macroscopiche in realtà che sono sembrate uguali.

Milton Erickson, celebre ipnoterapeuta, utilizzava un’induzione ipnotica in cui cercava di suggerire ai pazienti che ogni filo d’erba è diverso da un altro, ha una diversa gradazione di “verde”. La realtà è talmente ricca di sfumature che ci sfuggono, che già da ciò dovremmo comprendere la nostra limitatezza.

Con la percezione noi prendiamo consapevolezza di ciò che ci circonda, solo quando interpretiamo l’esperienza e non effettuiamo solo un utilizzo empirico dei nostri sensi. Peraltro, bisogna stare attenti a non interpretare il dato normativo, in base alla proprie conoscenze precedenti, in quanto anche le medesime possono talora esser deformate. Occorre aver sempre presente l’idea che ciò che vediamo può non corrispondere alla realtà, che la rappresentazione che ci costruiamo può differire anche grandemente dalla effettiva fisionomia di ciò che esploriamo. I nostri occhi non vedono di notte, quelli dei gatti sì. Le nostre orecchie non percepiscono certi suoni. Queste limitazioni sensoriali confermano l’osservazione sopra svolta. Se l’interprete filtra il dato normativo solo tenendo conto delle proprie conoscenze acquisite, ne discende che l’interprete interpreterà se stesso e non il dato normativo. Non bisogna diventare uomini-fotocopia, ma occorre disporre una propria personale capacità di creare l’interpretazione, attraverso una decodificazione del testo normativo e una ricodificazione del medesimo, secondo le nostre coordinate esistenziali, all’interno dell’aggregato sociale in cui viviamo, in un contesto in cui noi non imponiamo il nostro modo di intendere, ma cerchiamo di comprendere quello del Legislatore, senza avvalerci di algoritmi prestabiliti.

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