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La vittimologia

 di Rosalia Manuela Longobardi

È abbastanza comune nell’analisi di un evento criminoso soffermarsi sull’autore del medesimo e poco spesso invece sulla persona offesa: la vittima.

La vittima , come soggetto passivo del reato, è presa in considerazione dal nostro sistema penale, sia come elemento dell’esistenza del fatto criminoso e ,in secondo luogo, come valutazione della dinamica dell’evento e gravità dello stesso.

La  vittimologia,  è un settore della criminologia ed ha come oggetto  lo studio di alcune caratteristiche personologiche della vittima e delle relazioni tra reo e offeso, nasce molto recentemente e gli sviluppi di tale scienza affondano le radici nel XIX.

Si devono al Ferri ed a Garofano le prime considerazioni sull’importanza di considerare anche il comportamento della vittima.

Nel 1948 Von Hentig dà, con la pubblicazione di “The criminal and his victim” , un importante contributo a tale branca criminologica e stabilisce tre tra i concetti più importanti per lo studio vittimologico:

Concetto di criminale-vittima: per il quale non si nasce vittima o criminale, ma sono gli eventi a determinare i ruoli;

Concetto di vittima latente: per cui ci sono alcune categorie di vittime che per fattori psicopatologici  e/o sociali ,sono predisposti a tale ruolo;

Concetto di rapporto vittima-aggressore:per cui è essenziale l’aspetto sistemico-relazionale tra i due.

Secondo i recenti studi vittimologici può definirsi vittima “un individuo o un gruppo che senza alcuna violazione di regole convenute, viene sottoposto a sevizie, maltrattamenti o violenze di ogni genere”(Galimberti,1999).

Non tutte gli individui hanno la stessa probabilità di divenire vittime, esistono predisposizioni cd “innate” quali il sesso, un’infermità, una razza e predisposizioni “acquisite”, sopravvenute nel corso della vita quali ad esempio uno stato sociale.

Secondo Fattah (1971) esiste una distinzione tra predisposizioni bio- fisiologiche, sociali e psicologiche ne sono esempi: l’età, il sesso, status sociale etc

Secondo un altro studioso Sparks (1982), un soggetto può contribuire al proprio ruolo di vittima in base ai  determinati comportamenti che lui definisce “elementi” e sono qui elencati.

Elemento di precipitazione: la vittima con la propria condotta incoraggia, provoca l’aggressore.

Elemento di facilitazione: la vittima casualmente o meno si trova in contesti a rischio (durante la notte attraversa vicoli malfamati).

Elemento di vulnerabilità: per la sua condotta particolare o posizione sociale (persone Mobbizzate sul luogo di lavoro per opinioni contrarie).

Elemento di opportunità: in un determinato momento la vittima è la preda più “facile “

Elemento di attrattività: ovvero la vittima possiede qualcosa che richiama l’attenzione del criminale (rappresentante di gioielli).

Spesso si è evidenziato nelle analisi dei vari fatti criminali  come ci fosse un legame tra vittima e reo, tale rapporto di notevole complessità è ancora oggi all’attenzione degli addetti ai lavori. È bene evidente come in alcune dinamiche omicide ,si riscontra un alto grado di intensità determinato da una forte partecipazione emotiva tra reo e vittima.

Il legame tra vittima e autore avviene già dal primo momento comunicativo, prima che si stabilisca una relazione. Esistono tre settori nello studio della comunicazione umana: sintassi (trasmissione dell’informazione), semantica (si occupa del significato) e infine la pragmatica (si occupa del comportamento).

È opportuno chiarire, che nel fenomeno comunicativo tra vittima e autore, non si vuole trovare una sorta di giustificativo al comportamento del reo bensì chiarire sotto la lente scientifica dei processi mentali –relazionali le dinamiche del comportamento umano.

Altro contributo alla Vittimologia, basato sull’elemento comunicativo, ci viene offerto da Watzlawich che, con i suoi assiomi della comunicazione, sottolinea l’importanza della continua interazione tra gli individui durante il processo di comunicazione che  avviene a vari livelli verbale e non verbale, con dinamiche e reazioni molto complesse, soggette a continui adattamenti e cambiamenti.

La letteratura ed i casi di nostra conoscenza, dimostrano nella maggior parte dei casi una forma di collegamento tra la vittima e l’aggressore, con una gamma di situazioni tra le più svariate.

L’incremento dei delitti, nell’ambiente domestico, mostrano relazioni di individui legati da relazioni umane e comunicative intense. Oltre alla peculiarità dell’ambito familiare per tale tipo di reato, gli studi e le ricerche di tipo investigativo evidenziano coincidenze rilevanti sulla comunanza di incontri in ambienti di lavoro, su percorsi abituali o l’ utilizzo di mezzi di trasporto comune.

Fatta eccezione per alcuni reati risultato cd “acting-out”, gli studi hanno rilevato come vi sia stata una pianificazione graduale sotto l’impulso che spinge all’appagamento personale del autore del reato. Quasi sempre c’è una sorta di premeditazione o di studio, da parte dell’autore, sulla resistenza che potrebbe opporre la vittima e sulle sue abitudini.                                                                             

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