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a cura dell’Avv. Salvatore Magra

Lo “stile” di queste note è differente, rispetto al consueto modo di scrivere in materia giuridica, perché si cerca di far risuonare nel lettore emozioni ulteriori e diverse, rispetto alla mera riflessione sugli argomenti di diritto.

Il linguaggio forense deve essere persuasivo e per questo è simile all’ipnosi. Nell’ipnosi si tende a far concentrare l’attenzione di un soggetto su uno stimolo, al fine di anestetizzare l’emisfero sinistro del cervello, concepito come la sede del ragionamento critico e della razionalità, e, contemporaneamente, di ravvivare l’emisfero destro, sede della giocosità, del pensiero “laterale”, della creatività.

Non si tratta di una persuasione “illegittima”, in quanto è il risultato dell’uso degli strumenti della retorica, opportunamente rielaborati. Si tenta di presentare uno spartito, in cui la musica si accende, in relazione ai punti, che si vogliono porre in evidenza, a sostegno della propria tesi. Per questo lo stile viene modulato, secondo un linguaggio che si presume consonante con quello del Decidente, secondo il modello del ricalco, proprio di certe tecniche di comunicazione.

Forse, si è ancora più persuasivi, quando si scrive, secondo i parametri della scrittura automatica, vale a dire abbandonando le formule sacramentali, sia pure nei limiti del possibile e andando a immedesimarsi nella tesi che s’intende sostenere e far valere, come se si volesse dar vita alla stessa, attraverso un flusso di scrittura, affine all’improvvisazione nella composizione della musica. La tesi da sostenere si personifica e anche chi scrive l’atto giudiziario va in trance, che non è un sonno catartico, ma una vigilanza superiore rispetto a quella omologante, richiesta dalla quotidianità.

La Difesa si sostanzia quando il difensore resta soggiogato in senso positivo dalla tesi che deve sostenere, quando ne penetra l’essenza, quando la rappresentazione che della questione di fatto e di diritto il medesimo effettui sia completa e la struttura profonda della stessa sia emersa. Pertanto, l’ipnosi della struttura della Difesa non è finzione, la capacità persuasiva è capacità pervasa da un afflato di sincerità, quando si attui una consonanza di vedute fra Difensore e Difeso, in modo tale che le due identità si sintetizzino.

L’induzione, elaborata con l’atto giudiziario, è efficace se si fuoriesce dagli schemi del sofismo, in cui la verità è ciò che si deve sostenere e si adotta un’impostazione “socratica” e “maieutica”, in cui la sapienza s’identifica con la consapevolezza di vedere solo un riflesso della verità sostanziale e processuale.

Pertanto, le tecniche di persuasione, collegate alla vigenza della legge del mercato, da cui deriva l’esigenza di contrabbandare per verità valori in cui non si crede, come quando si deve vendere una merce, non conseguono alcuno scopo. Sono solo espedienti di bassa lega, in cui è vero tutto e il contrario di tutto.

Il linguaggio persuasivo è effettivamente tale quando si riesce a rappresentare plasticamente l’esperienza, riuscendo a dimostrare la sincerità dell’emozione, che quell’esperienza ha suscitato nel Difensore. Il Difensore deve anche far emergere profili eventualmente trascurati dal Difeso nella rappresentazione dei propri bisogni, cogliendo eventuali deformazioni, cancellazioni e generalizzazione che il Difeso stesso abbia compiuto. La persuasione è effettiva quando è sincera e, quindi, non si tenda a eludere lo spirito critico di chi legge, ma si tenda a renderlo complementare al proprio e consonante con le proprie emozioni.

Pertanto, occorre fornire una rappresentazione del modello del mondo più completa di quella che il Difeso ha rappresentato, sottolineando i punti di forza della posizione del medesimo Difeso, attraverso una ricostruzione dei processi di causa ed effetto, che hanno portato a una certa rielaborazione della realtà e una certa rappresentazione della stessa, anche quando nell’esposizione del medesimo Difeso questi aspetti siano stati trascurati o pretermessi, in un contesto in cui la parte forma una vicenda autonoma rispetto al tutto.

L’induzione ipnotica si basa, nei suoi schemi ortodossi di matrice ericksoniana, sul far sì che il soggetto sottoposto a ipnosi si “concentri” ed “entri nella frequenza” del linguaggio di chi effettua l’induzione. Può trattarsi di suggestioni di rilassamento, può trattarsi della prospettazione di una rappresentazione favolistica. Non c’è manipolazione, perché l’ipnosi rappresentata in cinema o in teatro o in televisione è solo folklore. L’ipnosi vera è quella che riesce a catalizzare l’attenzione, come quando si ascolta alla radio una musica che piace o quando si legge un libro che ti coinvolge, tanto da renderti estraneo dall’ambiente circostante.

Chi esercita la funzione di Difensore deve avere la capacità di attirare l’attenzione sui chi lo legge o chi lo ascolta, in modo da rendere più propenso l’ascoltatore stesso a immedesimarsi nella tesi del Difensore, il quale riesce maggiormente in questo compito se a sua volta si è immedesimato con alto margine di sincerità nella tesi del Difeso.

La persuasione riesce maggiormente se non si ha interesse a piacere, quando si voglia raggiungere semplicemente uno scopo di correttezza.

Non basta sussumere la fattispecie concreta nella norma generale e astratta, secondo gli schemi sillogistici. Il sillogismo da logico deve divenire esistenziale. Pertanto, nell’elaborazione difensiva va gettata la zavorra delle proprie ambizioni personali e si deve creare una risonanza fra Difensore, Difeso e Decidente.

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