Home » News & Rubriche » Famiglia e Minori » Il cyberbullismo dopo la legge 71/2017

Dott.ssa Filomena Agnese Chionna

L’analisi del fenomeno del cyberbullismo, è basato su argomenti di strettissima attualità, di cui ogni giorno i mezzi di comunicazione incentrano la propria attenzione.
Basti pensare alla cronaca: ai ragazzi che in seguito alle offese tentano il suicidio; ai giochi on line ed ai pericoli derivanti dai giochi-sfide che popolano il web; ai giochi che prevedono la modalità on-line e danno la possibilità di essere in contatto con i vari player e quindi di parlare con sconosciuti.
In primis occorre rammentare che l’atto di cyberbullismo trae origine da uno scherzo, e tale ultimo si trasforma in uno scherzo di cattivo gusto. Si passa cioè dal divertirsi al deridere. Occorre quindi soffermarsi sul limite da attribuire allo scherzo rispetto all’offesa.
Ricordiamo le caratteristiche principali mediante le quali possiamo considerare un atto come cyberbullismo: l’intenzionalità, la persistenza nel tempo, e l’asimmetria di forze.
Il bullismo si manifesta in forme differenti: bullismo fisico, bullismo verbale, bullismo indiretto e cyberbullismo.
I protagonisti dell’atto di cyberbullismo sono vari: il bullo dominante, il bullo gregario, la vittima e gli spettatori.
Le cause del cyberbullismo sono state individuate: nell’avulsione della gerarchia dei valori e nel cambiato concetto di rispetto verso l’altro; nell’utilizzo eccessivo della rete; nell’accesso alla rete senza controllo dei genitori; nella falsa consapevolezza dell’uso di profili falsi quale maschera per non essere individuati; nell’uso dei social senza adozione di modalità private o riservate che ne limitano l’accesso alle informazioni personali a chiunque; nella poca consapevolezza dei rischi della diffusione delle immagini on line.
In risposta a tali esigenze, soccorrono le nozioni di carattere informatico, individuando il percorso seguito dalle forze dell’ordine al fine di individuare la rete che ha posto in essere le offese o i comportamenti lesivi.
Vi è di più, tali comportamenti implicano delle conseguenze che si sviluppano nel breve periodo attraverso dei sintomi fisici, come ad esempio, mal di pancia e mal di testa, in genere prima di andare a scuola; sintomi psicologici, cioè, disturbi del sonno incubi e attacchi d’ansia, problemi di concentrazione e di apprendimento; rifiuto di andare a scuola nei casi più gravi.
Nel lungo termine questi comportamenti danno luogo a psicopatologie: quali depressione e comportamenti autodistruttivi, a livello personale: insicurezza e ansia; a livello sociale preferenza delle situazioni di solitudine e relazioni povere.
Di seguito occorre chiedersi cosa fare nel momento in cui i ragazzi versano in queste situazioni?
Uno spunto fondamentale è rappresentato dalle disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto dello stesso contenute nella legge 71/2017.
In particolare partendo dalla nozione di cyberbullismo fornita dalla stessa legge, passiamo ad elencare i rimedi previsti dalla stessa, con particolare riferimento alla possibilità da parte dei genitori o dei stessi ragazzi di richiedere al gestore un’istanza di oscuramento o rimozione dei dati diffusi in rete, previa conservazione dei dati originali, richiesta che deve essere valutata nelle 24 ore, decorse le quali possiamo avvalerci di altra autorità istituzionale quale appunto il garante per la protezione dei dati personali.
Le linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto del fenomeno in ambito scolastico, e quindi anche le informative dirette alle famiglie allorquando il dirigente venga a conoscenza di atti di cyberbullismo e l’irrogazione di sanzioni con scopo educativo.
L’ammonimento irrogato dal questore quale “etichettatura o segnalazione negativa” per i ragazzi che versino in tali situazioni.
La casistica giurisprudenziale in tema di responsabilità genitoriale allorquando le famiglie sono chiamate a rispondere degli atti compiuti dai propri figli in qualità di responsabili, e le motivazioni addotte in tali circostanze quale omessa vigilanza ed omessa educazione, per non aver correttamente assolto ai propri obblighi educativi e di controllo dei propri figli.
Il fenomeno in continua evoluzione è contrastato da interventi formativi, informativi e preventivi affinché il tutto possa disincentivare la diffusione di tali comportamenti.

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